U CUTIDDERI
L'arrotino

Mestiere di un tempo in cui si produceva, si consumava, si riparava quello che si era consumato, non richiedeva necessariamente un laboratorio stabile e l’arrotino lasciava spesso la sua bottega per offrire il suo servizio nelle case della campagna circostante o durante i mercati settimanali.

Macellaio, sarto, barbiere e tutti coloro i quali usavano arnesi taglienti, si avvicendavano per farsi affilare il coltello, le forbici, il rasoio… Periodicamente bisognava ravvivare le lame e, ad ogni cliente, corrispondeva un filo specifico, quello del suo attrezzo da lavoro. 

Lo si appoggiava con precisione, la lama non doveva subire pressioni dalla mano altrimenti il filo veniva “ondulato” e non tagliava bene. La “mola” rifaceva il filo a tutte le lame, era pesante e veniva manovrata con un sistema di leva a pedale.

Tradizione:

U malu ferru, su mancia a mola.

(La mola distrugge il ferro logoro.)