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Il
passato non molto remoto, quello dei nostri nonni e padri, ha lasciato
grandi vestigia come esempi di creatività ed amore per il lavoro. Le
“botteghe”, come comunemente venivano chiamate, hanno coronato ed
alimentato la fantasia della nostra fanciullezza, lasciando ampi
ricordi che nel tempo si sono trasformati in creatività, riuscendo a
far risalire ed alimentare in noi l’arte del fare. Nel ricordo della
nostra gioventù, tutto era armonia: il battito del martello del fabbro,
il rumore sul selciato delle carrozze, il canto del carrettiere, le
nenie degli spiritari e cavaturi che giungevano dai magazzini per la
lavorazione degli agrumi, il suono delle cantilene della donna intenta
a lavorare al telaio, le lunghe serate davanti “ò bracieri”. E lungo i
torrenti, il suono della macina che triturava il grano, o quella girata
dal bove per le olive; e lungo il quartiere, odore di mosto…
(Tratto dal libro “Dialogo con le pietre” di Mariano Pietrini)

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